Ho sognato di incontrarti, salivamo a casa di tua madre che però era diversa ed era la tua. I vicini di casa erano felici di conoscermi finalmente. Abbiamo parlato. C’erano due donne, una anziana, l’altra giovane. Scoprivo che la ragione del tuo comportamento era la tua affiliazione al satanismo. Me ne andavo.
Scintillano le lucciole.
Galassie di anni ci separano dal tuo lago.
Sono bruciati i boschi. Siamo bruciati noi.
Dove guardi?
Non dormire. Sdraiati su queste scale che vedono il cielo.
È un pomeriggio di giugno e la scuola è vuota.
Scendi. No, scendi.
Dietro alla chiesa c’è un asilo.
Non aver paura.
Dai, non avere paura.
Dai.
Le persone non cambiano, scordatelo.
Ti sbagli. Nessuno è mai se stesso due volte.
Io ho incontrato solo stupidi che si sono dimostrati ogni volta stupidi.
Perché pensavano di contare qualcosa o peggio, pensavano di non contare niente.
Non voglio sprecare altro tempo.
Il tempo non si spreca perché non ci appartiene. Non ci appartiene niente, soprattutto il passato con tutti i nostri errori. Abbiamo solo il presente per stare insieme e, se saremo fortunati, forse qualcosa del futuro. Ti chiamo dopo.
Le villi, le villi!
Lampi d’abbaglianti e tuoni di clacson.
Le villi, le villi!
Perirho nudo se v’è da perire. A me le chiavi.
Le villi!
Ridere.
L’unica soluzione praticabile è che si fotta.
Che stai facendo?
Sto contando.
Cosa conti? Gli alberi fuori dal finestrino?
No. Conto i secondi.
(Ride. Pausa.) Quanti pensi di contarne?
Settantasei.
A che ti serve contarne settantasei?
Conto settantasei secondi per respirare dieci volte. Voglio respirare dieci volte per rallentare i pensieri. Rallentarli per vederti meno spesso. Vederti meno spesso per rassicurare il mio stomaco. Rassicurarlo, per aver voglia di vivere i prossimi settantasei secondi.
(Pausa.)
Non mi avevano mai detto di amarmi prima d’ora.
Prometto di non dirtelo mai. Te lo dirò una volta sola, il giorno del tuo compleanno, per i prossimi ventinove anni che ci rimangono.
Chiaro. Punto. Chiaro. Limpido.
Metto in fila le lettere.
Leggi. Credi. Leggi.
Come se niente fosse accaduto.
Come se niente fosse caduto.
Pronto?
Stop.
Tieni gli occhi sulla palla, gli gridava l’allenatore. Marco non riusciva a vederne l’ombra nella luce accecante del sole. Lo sguardo in alto, i pantaloncini di suo fratello troppo sopra le ginocchia. Ricordami perché sono felice, mentre la palla ricadeva a terra dopo un tempo interminabile.
A est c’è la frontiera. Le lenzuola sono pulite. Quelle della scorsa notte erano sporche dei sogni di vite passate con altri. A est non ci sono mai andato, non in un est così vicino. A ovest ci sono tutti, a sud alcuni, a sud ovest i migliori. Trema il letto con una coca senza cafferina. Roba da Casadei. Tornerei? Dubito col cervello, subito con le viscere.
Ora sono seriamente preoccupato.
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